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Le origini di Sirolo sono remotissime, circa centomila anni fa: graffiti e materiale preistorico come punte di lancia in selce ritrovati sul monte conero, ce lo testimoniano.
Abitata fin dall’epoco picena, nel periodo romano era stata alle dipendenze della cives humanae, l’attuale Numana, e intorno al 560, come vuole la tradizione, prende il nome da un certo Sirio, condottiero al seguito di Giustiniano e del suo generale Belisario, cui venne assegnato questo territorio dopo la vittoria sui Goti, che avevano invaso il Piceno.
Intorno all’anno mille, di fronte alle scorrerie e dei barbari e alle necessità di difendersi, Sirolo acquistò la propria identità di rocca fortificata, con impianto viario a graticcio, vicoli e torri.
Per difendersi dai barbari, i sirolesi costruirono anche una serie di gallerie sotterranee che formavano una vera e propria città nascosta in cui si viveva continuando a svolgere commerci nascosti.
La città fu nel Medioevo uno dei più importanti centri d'incontro dei movimenti francescani e di tutti quegli ordini monastici che auspicavano il ritorno della Chiesa allo spirito originario del Vangelo e che, perseguitati, si rifugiarono a Sirolo e sul Cònero.
Feudo dei conti Cortesi, nel 1225 questi cedettero la città e tutti i loro castelli ad Ancona in cambio dell'iscrizione alla nobiltà anconetana.
Nonostante eventi naturali catastrofici il Castello di Sirolo restò inespugnato per tutto il Medioevo.
Il castello si diede statuti di autogoverno sin dal 1465 e tale libertà durò fino alla fine del '600, cui seguì la dominazione pontificia.
La città conserva ancora oggi le sembianze assunte nel medioevo, il castello, le torri e le mura ci fanno credere che il tempo non sia mai passato e che riviva ancora l’antica atmosfera medievale.
Il paese, con le sue vie e i suoi vicoli, si sviluppa oggi fuori della cinta medievale, da ua bella strada che dalla piazza porta all’ ultima periferia della città, alle vigne, che oggi come secoli fa, toccano le porte delle case. |